Photoshop open source? ArtCraft e le 7 alternative gratuite ad Adobe create con l’AI
A fine settembre 2026 uno sviluppatore americano ha pubblicato su GitHub sette applicazioni gratuite che rifanno, una per una, i programmi più usati di Adobe: Photoshop, Illustrator, Premiere, Lightroom, After Effects, InDesign e Acrobat. Le ha scritte con l’aiuto di Claude Opus 5.5, in pochi giorni, e in poco più di una settimana sono diventate uno dei progetti open source più seguiti del momento. Ecco cosa sono davvero le alternative gratuite ad Adobe di ArtCraft, a partire da PhotoCraft, un Photoshop open source scritto con l’AI, quanto valgono oggi e cosa raccontano sul futuro del software.
Indice
- Cosa sono le Crafting Apps di ArtCraft?
- Chi le ha create, e perché proprio contro Adobe
- Le 7 app e i programmi Adobe che imitano
- Davvero clonate in una settimana con il vibe coding?
- PhotoCraft è un vero Photoshop open source? Quanto sono vicine agli originali
- Si possono usare in azienda? Licenze, marchi e rischi
- Come scaricare e provare le Crafting Apps
- Cosa cambia per chi sviluppa e compra software
- Conclusione
Cosa sono le Crafting Apps di ArtCraft?
Le Crafting Apps sono sette programmi creativi gratuiti e open source, scritti da zero in Rust dal team di ArtCraft, che riproducono interfaccia, scorciatoie e flussi di lavoro della suite Adobe Creative Cloud. Funzionano in locale su macOS, Windows e Linux, sei su sette girano anche nel browser grazie a WebAssembly, e non richiedono abbonamento né account.
Il progetto si presenta come una reimplementazione clean-room: i programmi sono costruiti a partire da specifiche pubbliche e dal comportamento osservato dei software originali, senza usare codice, shader o risorse di Adobe. Il codice è pubblicato su GitHub con licenza MIT o Apache 2.0, a scelta di chi lo riusa.
ArtCraft non nasce con questi tool: è uno studio per la generazione di immagini e video con l’AI, fondato nel 2025. Le Crafting Apps sono una linea parallela, e il team dichiara di volerla finanziare vendendo l’accesso al proprio modello AI, disponibile dentro le app accanto ai modelli di terze parti.

Chi le ha create, e perché proprio contro Adobe
Dietro le Crafting Apps c’è Brandon Thomas, sviluppatore di Atlanta con quindici anni di esperienza, già CEO di Storyteller.ai e ingegnere software in Square. Nel presentare il progetto su Reddit ha spiegato la motivazione senza giri di parole: era stanco di pagare la penale di disdetta degli abbonamenti Adobe.
Il tema non è solo personale. Nel giugno 2024 il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva fatto causa ad Adobe, accusandola di nascondere nelle condizioni la penale di recesso dei piani annuali pagati mensilmente e di rendere la disdetta inutilmente complicata. A marzo 2026 la vicenda si è chiusa con una proposta di accordo da 150 milioni di dollari: 75 milioni di sanzioni civili e 75 milioni in servizi gratuiti ai clienti. Adobe non ha ammesso alcun illecito.
È questo il terreno su cui ArtCraft ha piantato la sua bandiera: un mercato di professionisti che usano Adobe ogni giorno ma mal sopportano il modello ad abbonamento. Il prodotto è gratuito, ma il messaggio è politico.
Le 7 app e i programmi Adobe che imitano
Ogni app ha un nome che finisce in “Craft” e un corrispettivo preciso nella suite Adobe. Lo stato di sviluppo è quello dichiarato dal team sulla pagina ufficiale.
| Crafting App | Cosa fa | Programma Adobe di riferimento | Stato |
|---|---|---|---|
| PhotoCraft | Fotoritocco con livelli, maschere e file PSD | Photoshop | Early alpha |
| VectorCraft | Illustrazione vettoriale | Illustrator | In sviluppo |
| FilmCraft | Montaggio video, colore e audio | Premiere Pro | In sviluppo (solo desktop) |
| LightCraft | Libreria fotografica e sviluppo RAW | Lightroom | In sviluppo |
| EffectCraft | Motion graphics ed effetti visivi | After Effects | In sviluppo |
| DesignCraft | Impaginazione ed editoria | InDesign | In sviluppo |
| PdfCraft | Leggere, unire, dividere e proteggere PDF | Acrobat Pro | Early alpha |
Il catalogo però non si ferma ad Adobe. Il 7 ottobre sono comparsi due nuovi repository, GridCraft (un foglio di calcolo in stile Excel) e DeckCraft (presentazioni in stile PowerPoint), e il sito annuncia già altri titoli per scrittura, audio e CAD. L’obiettivo dichiarato è coprire anche il software da ufficio: ne parliamo nell’articolo sulle alternative a Microsoft Office come GridCraft e WordCraft.
Per farti un’idea di come appaiono e si comportano le app, ecco la prova sul campo del canale FUTC:

Davvero clonate in una settimana con il vibe coding?
In parte sì, ma la storia è meno magica di come la raccontano i titoli. Il primo commit pubblico di PhotoCraft risale al 30 settembre 2026, e nel giro di otto giorni i sette repository avevano superato insieme le 42.000 stelle su GitHub. Oggi il solo PhotoCraft ne conta oltre 47.000, con più di 7.500 fork. È una velocità di adozione rarissima per un progetto open source.
Il codice è stato scritto con Claude Opus 5.5 come assistente di programmazione, e Thomas sostiene di scrivere codice solo con strumenti AI da febbraio. Ma ha anche precisato di non essere “solo un vibe coder”: dietro ci sono quindici anni di mestiere e un decennio di esperienza in Rust. Il vibe coding, cioè descrivere all’AI cosa vuoi ottenere invece di scrivere il codice riga per riga, qui è guidato da qualcuno che sa esattamente cosa chiedere e come verificarlo.
Lo dimostra la struttura dei progetti. PhotoCraft è diviso in 24 moduli Rust e ha più di 1.700 test automatici, inclusi confronti pixel per pixel con i file generati da Photoshop. Ogni comando del programma, oltre 500, è richiamabile anche da riga di comando e da un server MCP, così che un agente AI possa usare l’app come farebbe una persona. L’AI ha accelerato la scrittura, ma il metodo è da ingegnere.
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PhotoCraft è un vero Photoshop open source? Quanto sono vicine agli originali
Oggi le Crafting Apps non sostituiscono Adobe nel lavoro professionale quotidiano, e il team è il primo a dirlo. Il README di PhotoCraft lo scrive in chiaro: molte funzioni di Photoshop esistono in qualche forma, ma il programma non è ancora un rimpiazzo per chi ci lavora tutti i giorni. La roadmap colloca la copertura reale tra il 25 e il 35% di ciò che serve a un professionista.

Il dato che circola di più, cioè che tutte le 625 voci di menu di Photoshop sono collegate a un comando, va letto con attenzione: misura il cablaggio, non il comportamento. Thomas aveva promesso il 100% delle funzioni entro un mese, poi ha corretto il tiro parlando del 99% in meno di un anno.
Le lacune principali, secondo la documentazione del progetto e le prime prove della stampa specializzata:
- Niente funzioni generative: manca ad esempio il Riempimento in base al contenuto, uno degli strumenti più usati di Photoshop.
- Plugin non compatibili: nessun supporto ai plugin .8BF, a script ExtendScript e UXP, alle azioni .atn, ad Adobe Fonts e alle Librerie.
- Tipografia e flussi pro ancora acerbi, con quindici strumenti dichiarati come mancanti.
- Bug diffusi: centinaia di segnalazioni aperte su salvataggio, esportazione, scorciatoie e prestazioni.
Ci sono però anche risultati concreti. Aprendo e risalvando i file di test della libreria psd-tools, PhotoCraft restituisce un render identico in 307 file su 309, e chi lo ha provato racconta di menu e scorciatoie dove la mano se li aspetta. Il confronto più onesto non è con Photoshop, ma con alternative come Photopea o GIMP: su quel terreno il progetto è già interessante.
Si possono usare in azienda? Licenze, marchi e rischi
Sul piano della licenza sì: MIT e Apache 2.0 consentono l’uso anche commerciale, la modifica e la redistribuzione. Le app si chiamano “Craft”, non usano i marchi di Adobe e il progetto precisa di non essere affiliato all’azienda. Il nome ArtCraft e i suoi loghi, invece, restano marchi del team e non rientrano nella licenza libera.
Il punto aperto è un altro. Il concetto di clean-room tradizionale prevede due gruppi separati: uno studia l’originale, l’altro scrive il codice senza averlo mai visto. Qui c’è un solo sviluppatore e un modello AI addestrato su enormi quantità di codice e documentazione pubblica, e diversi osservatori fanno notare che Adobe detiene migliaia di brevetti su funzioni e meccaniche dei suoi software. A oggi non risultano prese di posizione pubbliche di Adobe né azioni legali, ma l’assenza di reazioni non equivale a un via libera.
Per un’azienda il consiglio è pragmatico: provarle su lavori a basso rischio, senza scadenze o clienti in gioco, e non migrare processi produttivi su software in alpha. Vale per qualunque strumento appena nato, a prescindere da chi l’ha scritto.

Come scaricare e provare le Crafting Apps
La strada più semplice è la pagina ufficiale delle Crafting Apps su getartcraft.com, oppure l’ArtCraft Launcher, che installa tutte le app e le tiene aggiornate. Attenzione a un dettaglio che confonde molti: la pagina “Download” principale del sito scarica lo studio AI di ArtCraft, che richiede la registrazione, non le Crafting Apps.
- Vai su getartcraft.com/apps e scegli l’app.
- Scarica l’installer per il tuo sistema: .msi su Windows, .dmg su Mac, AppImage, .deb o .rpm su Linux.
- In alternativa usa la versione web, disponibile per tutte le app tranne FilmCraft.
- Se sei uno sviluppatore, puoi clonare il repository da GitHub e compilarlo con Cargo.
Cosa cambia per chi sviluppa e compra software
La vera notizia non è che qualcuno ha copiato Adobe, ma quanto è crollato il costo di scrivere software. Fino a poco tempo fa replicare anche solo l’interfaccia di Photoshop richiedeva un team e anni di lavoro. Oggi una persona competente, con un modello come Opus 5.5, mette in fila sette applicazioni native in pochi giorni.
Per le aziende questo ha due conseguenze. La prima è che strumenti su misura un tempo fuori budget, come un gestionale interno, un tool di automazione o un’app per un processo specifico, diventano accessibili anche a una PMI. La seconda è che il valore si sposta: scrivere codice conta meno, mentre progettare bene, testare e mantenere nel tempo conta molto di più. Le Crafting Apps lo mostrano bene: centinaia di bug aperti in una settimana sono il prezzo della velocità.
Se stai valutando come portare questo cambio di passo nella tua attività, senza trovarti con uno strumento fragile tra le mani, è il lavoro che facciamo con la consulenza in intelligenza artificiale per aziende: capire dove l’AI fa risparmiare davvero e costruire soluzioni che reggono l’uso quotidiano.
Conclusione
Le Crafting Apps di ArtCraft non sono ancora le alternative gratuite ad Adobe che sostituiranno Photoshop sulle scrivanie dei grafici. Sono però una dimostrazione concreta, pubblica e verificabile di cosa può costruire oggi uno sviluppatore esperto con l’AI. Vale la pena provarle, seguirne l’evoluzione nei prossimi mesi e, soprattutto, chiedersi quali strumenti della propria azienda potrebbero essere ripensati con la stessa logica.
Il software non è finito: è appena diventato molto più economico da scrivere, e molto più importante da progettare bene.
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